TRIPUDIO DI VIVALDI AL MERCADANTE, PRECEDUTO DA SERATA DI ORGOGLIO ALTAMURANO ALL’AUDITORIUM NINO ROTA DI BARI

Capita nelle molte decadi dei diversamente giovani di assistere a uno spettacolo che richiama potentemente alla memoria un episodio straordinariamente simile, vissuto venti o più anni prima. Mi è capitato domenica 21 aprile al Teatro Mercadante di Altamura. Premetto che non mi riferisco al Natale di Roma il 21 aprile 2777 anni fa: non c’ero.

Invece ero presente – fortunato – al Teatro Piccinni di Bari una sera d’estate del 1983.La Direzione Centrale del Banco Ambrosiano Veneto aveva accolto l’istanza della Filiale barese di ospitare un concerto de I solisti veneti in omaggio agli azionisti ed alla clientela aziendale di Bari e Provincia. Mi ritrovai in un palco tra i più ambìti, cliente sì, ma soprattutto fratellino del direttore della Filiale barese. E il caso volle che nel palco con noi vi fosse un imprenditore altamurano operante a Bari, ma già nostro coinquilino a Palazzo Ponzetti. Ricordo con nostalgia le chiacchierate tra buoni vicini con Gennaro Oliva e i suoi fratelli. Torniamo al Piccinni.

Foto di Piero Crivelli

Avevo ascoltato le registrazioni dei Solisti veneti centinaia di volte, specialmente durante la decade trascorsa in tre atenei statunitensi. La poesia musicata – espressione sovrabbondante in quanto la poesia è musica sussitente – mi ha sempre attratto, e studiare l’inventiva del Prete rosso (Antonio Lucio Vivaldi in anagrafe) offre occasioni ghiotte e spunti molto rassicuranti ad uno studioso di poesia. I rinomatissimi Solisti veneti mi stupirono con il fascino di interpreti individuali autentici, eppure in perfetta sintonia, come se un solo strumento emanasse simultaneamente suoni concertanti. È la magia di Vivaldi, la sequenza della musica descrittiva che esalta le sensazioni intime del verso, le suggestioni audiovisive del fronte e della sirima dei sonetti musicati dal fragile prete del Settecento veneziano  di cui non sapevamo nulla fino alla metà del secolo scorso.

Foto di Piero Crivelli

Ed ecco l’eco mnemonica, puntuale, quarantuno anni dopo, durante la serata memorabile regalataci da Daniele Orlando e I solisti aquilani. Si era   pensato tra amici, nei giorni precedenti il concerto al Teatro Mercadante, di concludere la serata con una “quattro stagioni” in pizzeria, ma ho rinunciato volentieri per non stemperare la goduria delle Quattro stagioni eseguite dai fuoriclasse aquilani. Ho immaginato uno scambio di congratulazioni intersecolare tra Vivaldi e Mercadante, entrambi fieri e soddisfatti che il tempio musicale di Altamura si fosse arricchito di armonie sognanti che resteranno a lungo nella memoria del pubblico e persino della platea, dei palchi e della loggia quando il pubblico non c’è. E soddisfatti sono anche – dal piano trascendente – Filippo Baldassarra e Vincenzo Striccoli, rispettivamente ideatore e progettista del teatro, costruito a scopo umanitario e di solidarietà civica che miravano ben oltre l’omaggio al massimo musicista nostro.

La critica non è concorde sulla autorità dei sonetti; c’è ancora chi sostiene che non li compose Vivaldi stesso, o che furono composti dopo la musica. Ritengo insostenibile questa ultima ipotesi, proprio per la precisione delle sequenze descrittive rispetto ai testi. (Uno studio puntuale sull’argomento è il saggio di Cesare Fertonani, Antonio Vivaldi: la simbologia musicale nei concerti a programma. Edizioni Studio Tesi, 1992). Mi limito a osservare che non è possibile escludere che Vivaldi sia l’autore dei sonetti e che il lessico è comunque conforme con la convenzione di area veneta delle prime decadi del Settecento.

Nicola Fiorino, scatto di Sergio Nuzzo

Bisogna riconoscere il ruolo non secondario di Madama Fortuna per il piacere rarissimo di una formazione che onora l’Italia e il Mezzogiorno in particolare. Sono questi comunque i presupposti che ci autorizzano a sperare in un futuro sempre più ricco di esperienze da raccontare ai nostri nipoti. E Daniele Orlando ha sfoggiato anche virtuosismo comunicativo ancor prima di imbracciare il violino. All’inizio della serata ha dichiarato che “è un onore esibirsi nel Mercadante di Altamura proprio nel giorno in cui il Calcio altamurano entra nella Serie C”, novità assoluta nella storia di questa città. Infatti i fuochi d’artificio hanno accompagnato buona parte del concerto!

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Paranza felice… cantava Domenico Modugno nel 1956 (E vene ‘o sole). Proprio così: la sera di giovedì 18 aprile una comitiva di quindici musicofili si è recata all’Auditorium Nino Rota, accanto al Conservatorio Piccinni di Bari, per un appuntamento imperdibile.  Nel corso di un concerto della Istituzione Concertistico Orchestrale e Sinfonica della Città Metropolitana di Bari (prendere fiato) il violoncellista altamurano Nicola Fiorino ha eseguito la prima assoluta di Thémis, dedicata appunto a Nicola Fiorino dal compositore  barese Massimo De Lillo. È stato il preludio delle grandi occasioni che hanno arriso e appagato appieno le aspettative degli appassionati. L’estro di Nicola Fiorino al violoncello vola alto quanto la fama dei solisti aquilani, quindi non è mancata l’atmosfera sognante nella sala molto accogliente, e il canto ora sommesso ora brioso del violoncello ci ha scaldato il cuore, ad onta della serata insolitamente fredda in piena primavera.

Frame video di Cosimo Cardano

Ho un debole per la musica di Darius Milhaud, morto a ottantadue anni nel 1974. Dico soltanto che il grande compositore francese, innamoratissimo dell’Italia, ha spaziato più di ogni altro compositore moderno nei generi musicali e si è affermato ovunque per la sua grande maestrìa, per essersi calato completamente nei generi diversi ed essere preso a modello dai musicisti autottoni di ciascun settore. Di fede ebraica e cresciuto in Provenza, ha lasciato in molte sue composizioni i ritmi e l’atmosfera briosa, i canti e le danze dei luoghi frequentati dal Petrarca; ascoltando la sua musica, càpita sovente di immaginarsi trasposti nelle distese di lavanda che lambiscono l’orizzonte verso il Mediterraneo, prima di trovarsi assorti nelle note ubbiose dei tempi incerti e poi minacciosi tra le due guerre.

È il caso del Concerto per violoncello e orchestra n.1, opus 136, in cui Milhaud passa quasi capriccioso dallo “spensierato” al “grave” per finire nell’”allegro” del terzo movimento. Sono cambi di umore presaghi della tragedia che sarebbe arrivata qualche anno più tardi.

Suo cugino Eric Allatini e la moglie Hélène Kann, cui era molto affezionato anche per la fortissima vena musicale che li univa, finiranno nelle camere a gas di Auschwitz in direttissima il giorno di Natale del 1943. Eric e sua moglie si adoperavano per mettere in salvo i partigiani e gli ebrei braccati dalla Gestapo. Nella loro  magione parigina, quattro piani inclusa una grande sala per la proiezione delle nuove pellicole cinematografiche. Eric – compositore, illustratore, cineasta e persino agente cinematografico di Pirandello negli USA – era un grande ammiratore di Pirandello, che frequentava gli Allatini ogni giorno nel suo periodo parigino, proprio quello cui risale il concerto di Milhaud. Si tratta dunque di un motivo ulteriore che mi avvicina al compositore francese.

Nicola Fiorino ha interpretato magistralmente, da solista rinomato qual è, il concerto per violoncello. Occorre sensibilità acutissima e non esito ad accostare la sua a quella dell’irraggiungibile Mstislav Leopoldovich Rostropovich. Bravo Nicola!

Giuseppe Bolognese

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