Il MARE … sulla MURGIA !

Negli anni ’90, nel cuore del Parco Nazionale della Alta Murgia, venne realizzato un complesso dI ben quattro laghetti dotati di 4 pozzi profondi circa 630 metri e quasi 40 km di canali, sulla base di un progetto denominato “Sistemazione idraulica del bacino di Capodacqua con utilizzazione irrigua delle acque alte”.

            Le opere furono finanziate dal CIPE (Comitato Interministeriale Programmazione Economica) con uno stanziamento di ben 67 miliardi di lire e furono affidate alla gestione del Consorzio Apulo-lucano di Bari (oggi Consorzio di Bonifica Terre d’Apulia).

            I laghetti si estendono nei territori di Gravina, Poggiorsini, Spinazzola ed Altamura e dovevano servire ad arginare gli allagamenti raccogliendo opportunamente l’acqua piovana che precipitava a valle. I pozzi avrebbero costituito delle riserve per le stagioni siccitose e avrebbero alimentato i laghetti per poi sostenere, attraverso una rete irrigua, l’agricoltura e gli allevamenti locali.

            Il Parco eolico, invece, avrebbe dovuto alimentare elettricamente le pompe dei pozzi e le chiuse.

            Sembrerebbe che i laghetti e i relativi impianti non siano mai entrati in funzione e, se così fosse, ben 67 miliardi di lire sarebbero stati inghiottiti in pozzi senza acqua. 

            Già nei primi anni 90 le opere furono quasi completate dal momento che il parco eolico era collegato alla   cabina elettrica, mentre i pozzi erano integrati da impianti di sollevamento delle acque.              Anche la rete irrigua, costituita da 40 chilometri di canali, fu realizzata in gran parte.

            Questo grande progetto che – avrebbe dato una svolta nel reperimento delle risorse di acqua per una regione povera di bacini –, per quanto ci consta, è stato dimenticato negli archivi della burocrazia e dei contrasti tra enti ed istituzioni. Burocrati molto solerti – certi di non sbagliare quando nulla si fa – hanno, a cose fatte, sollevato problematiche procedurali sconfinate in giudizi senza fine.

            Nello sfogliare una vecchia copia de La Gazzetta del Mezzogiorno del 16.09.2007 ho rinvenuto l’articolo “Sulla Murgia inutilizzate opere pubbliche per 67 miliardi” di Marisa Ingrosso che puntualmente ricostruisce la vicenda.

            Secondo la giornalista, che ebbe ad intervistare il rappresentante del Consorzio Terre d’Apulia (Commissario Giuseppe Cavallo), il Comune di Gravina bloccò la costruzione della parte terminale del canale Capodacqua perché ricadeva in un’area di interesse archeologico, nonostante il parere favorevole della Soprintendenza.

            Negli anni successivi seguirono sequestri e dissequestri per la violazione delle leggi per la tutela del paesaggio, finchè nel 94 i Comuni di Gravina, Poggiorsini, Altamura e Spinazzola sospesero le concessioni edilizie per mancanza delle Valutazioni di impatto ambientale (V.I.A.) delle opere.

            Nonostante il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche statuì che non c’era bisogno della V.I.A, le opere non proseguirono per la crisi delle imprese appaltatrici.

            Mi chiedo se i conflitti tra enti ed apparati burocratici siano terminati e se siamo in tempo a recuperare e riproporre questa idea superlativa e suggestiva per fronteggiare le crisi climatiche e la penuria di acqua, e supplire alla assenza di sistemi di raccolta di acqua.

            Mi chiedo se gli amministratori locali e regionali, i presidenti di GG.AA.LL e Parco dell’Alta Murgia  se si  siano mai ricordati dei laghetti e se abbiano trovato un rivolo di finanziamento nell’ambito del PNRR (Piano Nazionale Ripresa e Resilienza)  per  riprendere la grande opera che porterebbe …il mare sulla Alta Murgia.

            I Laghetti, oggi, sarebbero ben più importanti rispetto al momento in cui furono concepiti e potrebbero rivestire una funzione trainante della economia locale.

            Infatti, alla esigenza ormai ribadita di dare vita ad invasi per colture ed allevamenti, potrebbero aggiungersi progetti turistici.

            Quei laghetti, oggi, potrebbero essere al centro di un’Oasi naturale in prosieguo e continuità di CAPOTENDA, dissetare falchi ed occhioni, oltre che offrire momenti sportivi, creativi, didattici, di ricerca scientifica e sperimentazione a tutti i visitatori.

            L’offerta turistica – con i bacini di acqua –  sarebbe eccelsa e completa e la Murgia non avrebbe più da invidiare la costa ed il mare.

Gianni Moramarco

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