Storie di viti e di vite, di saperi e di sapori

Il mondo del vino e del cibo, in sintesi dell’enogastronomia, da qualche anno è all’attenzione non solo dei golosi-curiosi, veri o presunti conoscitori della materia, ma anche dei mezzi di comunicazione, carta stampata, portali, siti più o meno specializzati e programmi televisivi, che forse hanno perso l’impronta culturale e divulgativa, privilegiando l’aspetto commerciale, con inutili eccessi.

Vero è che vino e cibo appartengono alla storia delle comunità, caratterizzano l’identità di un luogo e di tutto ciò che è accaduto attraverso l’incontro con altre genti. In questo spazio, senza ergerci a maestri, cercheremo di approfondire la conoscenza dei nostri territori. È un percorso lungo che in realtà, non si chiude tra i confini regionali, ma va molto oltre. Lo esploreremo insieme, incominciando a parlare di viti che raccontano anche storie di vite, senza tralasciare utili suggerimenti per apprezzare meglio quanto la natura ci regala, con l’aiuto di uomini e donne. Cominciamo con accenni di storia vitivinicola della Puglia.

La coltivazione della vite in Puglia risale a tempi antichissimi e quando i Fenici, popolo di esploratori, marinai e commercianti, nel 2000 a.C. circa si affacciarono alle coste dell’Apulia, trovarono già zone vocate alla viticoltura. Il loro apporto fu di piantare altri vitigni e insegnare nuove tecniche di allevamento delle viti. Quando i Romani conquistarono la Puglia tra il 269 e il 267 a.C. scoprirono una già fiorente agricoltura e buoni vini. Plinio il Vecchio (vero nome Gaio Plinio Secondo), che possiamo considerare uno dei primi autori di “guide enogastronomiche” ante litteram, decanta le qualità dei vini pugliesi. Non è l’unico giacché anche Orazio, Marziale e altri poeti restarono incantati dai vini di “quelle vigne felici”…

La viticoltura in Puglia rimase fiorente anche dopo la caduta dell’Impero Romano e in seguito, anche Federico II di Svevia sostenne la diffusione di nuove varietà di viti. Nel corso dei secoli tante sono state le testimonianze di elogio dei vini pugliesi, come quella dello storico e geografo Sante Lancerio, bottigliere – quindi sommelier – di Papa Paolo III Farnese (XVI secolo). La Puglia nel XIX secolo diventò bacino di approvvigionamento per altri stati, soprattutto per la Francia, quando la fillossera (insetto che provoca, in breve tempo, effetti devastanti alla vite), colpì l’Europa viticola. In pochi anni la superficie viticola si triplicò, arrivando ad oltre 300.000 ettari. Vini da taglio e mezzo taglio conquistarono l’Europa. I momenti di gloria però svanirono nel 1919 – annus horribilis –, a causa dell’arrivo della fillossera anche in Puglia. Il resto è storia recente. Probabilmente qualche nonno potrebbe ancora raccontare ciò che accadde, quanti i sacrifici sostenuti dagli agricoltori, quanti gli errori commessi dai vari enti preposti. Fortunatamente oggi la Puglia ha raggiunto notevoli risultati, riscattando la sua reputazione di produttrice di vini di rinforzo che hanno lasciato spazio a vini di qualità ma di questi, parleremo nei prossimi appuntamenti.

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