La vendemmia 2020 in Puglia e Basilicata

Ottobre che profuma di castagne e mosto segna, nella maggior parte dei casi, la fine della vendemmia e l’inizio dei lavori in cantina, laddove comincia il processo di vinificazione. La vendemmia, per quanto faticosa, rappresenta momenti di gioia, di condivisione e alla fine, di ringraziamento per il raccolto. La natura continuerà   il   suo   corso   presentandosi   in   altre   forme.   Quali   sono   state   le previsioni per la campagna vitivinicola 2020? Secondo le stime dell’Assoenologi l’annata 2020, in generale ha prodotto uve di alta qualità. Per quanto, a causa di continui cambiamenti climatici incomba l’incertezza del clima, quest’anno si registra una quantità non lontana da quella dello scorso anno, salvo che per alcune zone del centro-sud per le quali localmente c’è stata qualche sofferenza climatica. L’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) ha calcolato che la produzione nazionale di uva si aggira intorno ai 47 milioni di ettolitri di vino. Nelle regioni del nord si registra una lieve ripresa (+3%), il centro sud ha segni negativi (-7%   al   sud).   La   mancanza   di   piogge   e   il   caldo   eccessivo   hanno rallentato   il pieno accrescimento dei grappoli, provocando danni ancor più rilevanti a chi ha scelto drastiche riduzioni delle rese. In Puglia l’inverno è stato caratterizzato da un clima mite. Pioggia e freddo si sono alternati con qualche isolata gelata che ha danneggiato, senza comprometterle, alcune varietà precoci come il Minutolo. Dopo, tutte le fasi fenologiche si sono svolte senza problemi. A fine luglio, sempre secondo i dati forniti dell’Assoenologi, sono state raccolte le uve destinate alla spumantizzazione (non devono essere troppo mature), poi è stata la volta dello Chardonnay, dei Pinot e del Sauvignon. Nella prima decade di settembre è stato il turno delle uve da vitigno autoctono: Bombino bianco, Bianco d’Alessano, Verdeca, poi Malvasia, Trebbiano e altri vitigni. Per le uve a bacca nera, da cui si producono i vini rossi, il Primitivo è stato raccolto nella seconda metà di agosto (il nome deriva dal latino primativus, cioè precoce, quindi vino da uve che maturano prima delle altre). A seguire Negroamaro, Bombino nero, Montepulciano, Susumaniello, Nero di Troia, Sangiovese, Merlot, anche Lambrusco, tenendo ben presente che ogni zona ha distinte peculiarità.  L’uva   sana, una   buona   acidità   e   un   apprezzabile   grado   zuccherino   fanno presagire che quella del 2020 per i vini della Puglia, sarà una buona annata. In Basilicata le stime fanno prevedere un leggero calo della quantità rispetto al 2019. Nei mesi che hanno preceduto la vendemmia, il clima è stato benevolo, con escursioni termiche tra notte e giorno che hanno favorito il raggiungimento di un buon equilibrio delle viti. Sono molto alte le attese sulla qualità. Dopo la vendemmia il vignaiolo si trasferisce in cantina per seguire le diverse fasi di lavorazione. Il mosto che si ottiene con la pigiatura, meccanica o con i piedi (molte aziende sono tornate all’antico metodo) è trasferito in vasche, di acciaio, cemento o legno – il materiale di queste varia secondo la scelta del vignaiolo – laddove comincia la fermentazione. Uve a bacca nera e uve a bacca bianca avranno un trattamento diverso, ma in alcuni casi le uve bianche saranno vinificate come se fossero nere. Questa però, è un’altra storia… Il 2020 sarà a lungo   ricordato   per   eventi   tragici, che   hanno   cambiato   i   costumi   della popolazione mondiale. L’auspicio, viste le premesse, è che l’annata 2020, almeno per i vini, sia un’ottima annata.

Giuditta Dina Lagonigro

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