Per fare tutto ci vuole un fiore

Per fare un tavolo ci vuole il legno
Per fare il legno ci vuole l’albero
Per fare l’albero ci vuole il seme
Per fare il seme ci vuole il frutto
Per fare il frutto ci vuole il fiore
Ci vuole un fiore, ci vuole un fiore
Per fare un tavolo ci vuole un fiore

Per fare tutto ci vuole un fiore.

            Non conosco quali siano le difficoltà ed i disagi burocratici perché una comunità possa nutrirsi della bellezza di un fiore che colori e rallegri le pietre ingrigite ed affaticate dal tempo di una Cattedrale o di una porta barocca, di strade inanimate o di una piazza assolata.

            Il problema non riguarda solo e semplicemente la intelligenza e la sapienza gestionale dei vertici amministrativi o politici di una cittadina di media grandezza, perché investe la cultura e la sensibilità di chi la   abita e la vive, utilizzandone i   servizi, identificandosi in una bandiera.

            Si estende a quelle entità intermedie – in particolare quelle associazioni, o organizzazioni che frequentemente attingono alle provvidenze comunali – che dovrebbero rivestire una funzione “trainante” e che dovrebbero svolgere una attività “provocatoria” di soluzioni e situazioni che rendano più accogliente e più profumata una grande casa.

            L’atteggiamento autoreferenziale e pro domo propria di ciascuno è fortemente scontato, anche se paga di più sul piano individuale. Mentre l’abdicazione permanente degli enti istituzionali rispetto alle funzioni più semplici non può più essere accettato in religioso silenzio.

            Rimane il fatto che anche per fare un tavolo – ossia un elemento complesso e strutturato – dovremo partire dall’elemento basico, il seme di un fiore. Perchè, “per fare tutto ci vuole un fiore”, ossia la pianta della semplicità.

            Quindi, per incrementare la cultura della sensibilità, del bello, dell’ospitalità dovremo abbandonare la mentalità, avara di buoni risultati, secondo la quale ognuno ricerchi il benessere nella intimità del proprio orto.  

            Un fiore su ogni balcone e su ogni ringhiera, anche se arrugginita, costituirebbe il dettaglio che darebbe una anima alle fredde facciate che andremo a ricostruire con l’aiuto dei BONUS governativi.

            Al tempo in cui i finanziamenti sono strettamente connessi al green, c’è da augurarsi quanto meno una sorta di sensibilità indotta, remunerata e ben pagata secondo le più proficue tariffe regionali.       Visto che l’anima dei cives si è fermata all’ortalizio e risulta tanto arida da non potervi coltivare il senso del bello collettivo.

Gianni Moramarco 

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