Khorasan: il grano antico torna sulle nostre tavole

Negli ultimi anni la ricerca della qualità del nostro cibo è, fortunatamente, divenuto un argomento che induce ad avere una maggiore consapevolezza di ciò che acquistiamo e soprattutto mangiamo. Purtroppo, pasta, pane e molti altri prodotti derivati da grano duro e tenero, sono stati banditi dalle nostre tavole e considerati nemici della nostra salute. Di sicuro sono aumentate intolleranze o presunte tali, così come sono accresciuti i casi di celiachia. Senza entrare in merito sanitario, non di nostra competenza, si può affermare con una certa sicurezza che molti disturbi sono causati da prodotti non esattamente in linea con la qualità richiesta dal nostro organismo. In particolare ci riferiamo al grano duro importato dal Nord America, soprattutto dal Canada, contenente glifosati e altri elementi chimici di cui si è accertata la pericolosità.

È dunque fondamentale la scelta di prodotti sani e, in questa circostanza, molto meglio che siano italiani, come italiano è l’ingegner Tommaso Carone, nato e cresciuto ad Altamura, da cui si trasferì per motivi di studio e poi di lavoro. Egli è tra i coraggiosi che hanno ripreso la coltivazione di grani antichi qual è il grano Khorasan. Tommaso Carone il quale con il DNA di agricoltore (proviene infatti da una famiglia che per decenni si è occupata di agricoltura), insieme ai figli Giovanni e Daniele, con un progetto ben chiaro, nel rispetto della natura e della salute delle persone, ha creato l’azienda Khorasan Santacandida. Il grano splendido anche da guardare, con il fusto alto circa 170 cm., la spiga che arriva anche a 13-15 cm., il chicco vitreo di circa di un terzo più lungo di quello dei grani duri “più giovani”, viene coltivato da alcuni agricoltori in Puglia e in Basilicata in regime biologico.

Il grano rosso Khorasan – Turanicum, ha antiche origini che si ritrovano in Mesopotamia, nella fertile zona tra il Tigri e l’Eufrate, arrivando al Nilo, poi tra Anatolia e l’altopiano iraniano della provincia del Khorasan. Per secoli è stato coltivato nel meridione d’Italia: Abruzzo, Campania, Molise, Puglia e Basilicata. Esso può sembrare poco conosciuto ma ha più diffusione di quanto si pensi anche se sotto mentite spoglie. Vi ricorda qualcosa il kamut? La pizza di kamut, la pasta di kamut, il pane di kamut sono alimenti che ormai si trovano ovunque quali prodotti speciali. Kamut è un nome d’invenzione, quasi un nome d’arte del grano khorasan scelto e utilizzato da un imprenditore nordamericano. In realtà Kamut è il marchio commerciale della Kamut International, società fondata nel 1989 dalla famiglia Quinn cui vanno pagati gli interessi per l’utilizzo del marchio registrato. Pertanto il kamut corrisponde al grano khorasan, grano antico, sicuramente più digeribile ma non privo di glutine, come qualcuno vorrebbe far credere, giocando a volte sull’equivoco per aumentare i prezzi. Il grano Khorasan è ricco di selenio, potassio, magnesio, ferro, calcio e da ultime ricerche effettuate anche di polifenoli, tutte sostanze benefiche per il corpo umano. Tommaso Carone acquista il grano prodotto secondo il”disciplinare di madre natura” per poi farlo trasformare in farine di alta qualità in un molino artigianale che si trova a Genzano di Lucania. Gran parte di queste viene venduta all’estero, mentre il resto è utilizzato per prodotti da forno (taralli, frise etc.) e per pasta secca di vari formati.

“Produrre grano di qualità, in agricoltura biologica, che salvaguardi l’ambiente e la salute”. Questa è la missione di Tommaso Carone e di Santacandida che, ci auguriamo diventi una missione comune per il bene del pianeta Terra.

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