Pelagio di Saverio Mercadante.

Pelagio è un’opera lirica in quattro atti di Saverio Mercadante su libretto di Marco D’Arienzo. Ha debuttato il 12 febbraio 1857, ottenendo un successo strepitoso, salvando la stagione operistica del Teatro S. Carlo di Napoli e passando alla storia attraverso le cronache del tempo. Il periodico “Verità e Bugie” del 14 febbraio riportò che il teatro era zeppo, gremito, un pavimento di teste umane. Uguale consenso ottennero le successive rappresentazioni a Milano e a Lisbona. La sua ultima opera racconta la storia del re Pelagio delle Asturie che, durante la dominazione araba in Spagna, sconfisse gli invasori nel 718 d.C. nella battaglia di Covadonga. L’azione si svolge a Gione. Bianca, figlia di Pelagio, allevata da Giralda durante la lontananza del padre (considerato morto) sposa l’arabo Abdel, governatore della città di Gijón, facendosi promettere pace e tranquillità fra i popoli e rispetto della loro fede. Ma Pelagio non è morto e al ritorno la rimprovera, poi la ripudia, non accontentandosi delle giustificazioni e viene arrestato. Sebbene Bianca e Abdel-Aor siano innamorati, Pelagio non può tollerare il tradimento religioso e razziale di sua figlia. Bianca corrompe le guardie e lo libera, consentendogli di provocare una sommossa per ribellarsi ad una legge che obbligava gli spagnoli a rinnegare la propria religione. Con gli Arabi sconfitti, Abdel scopre il tradimento di Bianca, l’accusa di essere la causa della fine sua e del suo popolo e la pugnala, lasciandole il tempo di chiedere perdono al padre prima di morire. Pelagio e gli spagnoli gridano vendetta e Abdel si precipita dal verone. Tra le parti più apprezzate dell’opera, il preludio del I atto ha una buona melodia ed è seguito da un recitativo drammatico, dalla delicata cavatina di Bianca e dal bel duetto Bianca/Abdel-Aor. Nel II atto c’è un piccolo preludio amorevolmente caloroso ed il triste duetto padre-figlia. Il III atto inizia con un preludio piuttosto carino; segue un delicato coro maschile con un finale patriottico. Nel IV atto un preludio agitato con una preghiera suggestiva per Bianca. Il finale è tutto di Bianca (ogni atto migliora il precedente). Il libretto non ha molto a che fare con la vera leggenda. Sebbene l’opera abbia un nome maschile, il personaggio centrale è quello di Bianca: lei subisce le peggiori conseguenze, esitante con drammaticità tra l’amore del genitore e la passione per il marito e finisce per imporre la sua presenza. L’opera ha dei momenti ottimi e alcuni che possono ricordare altre opere e si presta ad un ascolto piacevole e godibile. Mercadante sapeva creare abilmente l’atmosfera e spesso trovava la melodia che tocca davvero.

In tempi moderni Pelagio è stato rappresentato a settembre 2005 al Teatro Jovellanos di Gijón, città colta e amante dell’opera. Nel cast c’erano Carlos Alvarez, il soprano Tatiana Anisimova (una vera sorpresa), il tenore di Gijon Alejandro Roy. Il Coro migliorava la sua performance al passare degli atti, sotto la direzione di Mariano Rivas, anche lui di Gijón, il quale ha portato avanti il progetto dell’opera. Rivas fu invitato a Martina Franca nel 2008, quando il Festival della Valle D’Itria ritenne opportuno occuparsi di questa creatura del talento di Mercadante. Altamura si disse grata al Festival della Valle d’Itria per la continua valorizzazione di Mercadante, un’attenzione già dimostrata negli anni precedenti con la riproposizione di altre sue opere. Gli artisti principali erano Costantino Finucci, Clara Polito e Danilo Formaggia. Finucci, baritono dal timbro nero e roccioso, offre un canto molto bello, con un legato che sposa con grazia le eleganti cabalette di Mercadante. Il ruolo del soprano è molto difficile, è lungo e richiede agilità. Polito dà il massimo, un vero soprano agile e drammatico, dal tono limpido e vellutato. Formaggia ha un tono caldo, bello e la sua interpretazione è espressiva, riempie le sue linee vocali in modo impressionante con una tecnica ammirevole. La sua aria e la sua cabaletta alla fine del II atto sono molto ben fatte e brilla nell’interpretazione della scena in cui si lamenta del tradimento di Bianca. Il Coro Filarmonico Slovacco si rivela efficace, cantando vigorosamente sotto la direzione di Pavol Prochazka e l’Orchestra Internazionale d’Italia suona sottile. Tutti passano in secondo piano per l’orgoglio di questa prima registrazione in assoluto.  Mariano Rivas sa trovare il giusto ritmo, lasciando fiorire la poesia; a lui va il merito di gran parte della ricerca che ha portato all’edizione di queste esibizioni, rendendo un gran servizio a Mercadante, promuovendo questa eccellente partitura. Ci ha dato la possibilità di ascoltare un altro prezioso elemento dello sviluppo dell’opera ottocentesca. Mercadante dà il massimo rimanendo fedele al suo stile, dal ritornello iniziale, con questi grandi voli o i passaggi forte/piano, i bizzarri carichi orchestrali finali (melodia e orchestrazione non sono mai scontate e mai scadenti).

Qui potete trovare il libretto dell’opera

http://www.dynamiclassic.it/area_pubblica/booklets/CDS636-%20Libretto.pdf

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